Non mi dilungheró su questioni come "sparii", "perdonate la lunga assenza",ecc, ma sono felice di riscrivervi.
Ora arriviamo al dunque. L'ufficio, questo luogo di gioia o supplizio.
Il mio personalmente di norma è una gioia, non che manchino acredini e antipatie ma il tutto è gestito, devo dire, in maniera piuttosto sana di mente. E se è vero che nei limiti dell'umano mi gestisco discretamente i colleghi che amo, quelli non sempre facili e quelli da cui diffido, non gestisco ugualmente bene gli uomini. Una categoria particolare di collega, quello che ti interessa.
Il panico, il caos e il nulla cosmico sono padroni incontrastati della scena. La totale incapacità di cogliere segnali è all'ordine del giorno. il dubbio e l'ansia ti fanno compagnia nella pausa caffè e la certezza matematica che l'unica cosa da fare sia rompersi le palle e passare oltre ti accompagna a casa tutte le sere e ti fa da consulente.
Oggi dei teneri tuoni e un diluvio eccezionale rendono il tutto più romantico.
In sintesi, l'importante è che se ti colpisco prima o poi invitami a prendere un caffè...se non sei già impegnato please, e possibilmente prima che subentri l'ulcera a scaldarmi il cuore nelle fredde serate invernali.
